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Arrosto di scamone in salsa di noci e fisarmonica.

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Come sapete cerco quando posso  di raccontare, più che le ricette, le storie che stanno dietro i piatti che preparo per gli amici. E dietro questo arrosto di storie ce ne sono almeno un paio, ed entrambe più o meno nella stessa location.

La prima ve l’avevo già in parte raccontata, ed è l’esperienza vissuta durante l’evento #dedicatome dei F.lli Carli : dai loro regali ho  preso tutti gli ingredienti, a parte lo scamone ovviamente, della ricetta che ho cucinato per degli amici davvero speciali, che quest’estate ci hanno messo a disposizione la loro casa di Capo Berta, a cinque minuti  dal museo dell’olio.

Una casa che sapeva di Liguria, ma anche di Istria e di Sudafrica: ne hanno fatta di strada i genitori di Marina, e in tutti questi giri per il mondo suo padre Nino ha sempre portato con sì la sua fisarmonica che suona sempre quando si trova in compagnia.

E’ una fisarmonica che apparteneva a suo padre, e che quindi ha più di cent’anni: mi piace pensare che abbia più o meno la stessa età dell’azienda di Imperia che ci ha ospitati a Settembre, e che i loro destini dopo essersi sfiorati sulla riviera di ponente si siano alla fine incrociati su questo post.

Così quando lo ho  invitato a casa nostra per il compleanno di Riccardo,ho massaggiato un bel pezzo di scamone, circa un chilo, con la profumatissima salsa di noci dei F.lli Carli, quella con cui di solito si condiscono i pansotti. Ho lasciato al carne a riposare per un paio d’ore, giusto il tempo di preparare il resto, poi l’ho fatta rosolare ben bene in un fondo di olio e burro, sfumando con il Marsala Carli, che presto sarà oggetto di un’altro racconto.

Dopo questo trattamento iniziale, la mia fida pentola di ghisa è finita in forno per un’oretta abbondante, e al momento di servire ho affettato la carne e ho fatto ridurre il fondo per irrorare ogni singola fetta del sapore delle noci, dell’olio, del marsala  e della nostalgia che da sempre le note della fisarmonica si portano dietro. Ma anche la nostalgia può avere un ottimo sapore.

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Maiale sarà lei! Il lato suino del Rustin Negà.

rustin negà

Il filetto di maiale è uno dei grandi classici della cucina di casa mia: l’ho fatto in crosta una settimana prima che lo proponesse Masterchef e l’altra sera, con grande sorpresa, l’ha preparato mia moglie.

Schermata-03-2456730-alle-12.18.41E l’ha fatto seguendo la mia ricetta del milanesissimo rustin negà (arrostino annegato, per i non milanesi), un piatto che da noi è anche un piatto vero e proprio, dal momento che l’abbiamo nella collezione dei “piatti del buon ricordo” di cui siamo andati per anni a caccia nei mercatini dell’ usato.

Praticamente il filetto di maiale è stato infarinato, poi fatto rosolare in padella con olio, burro e rosmarino dopodiché è stato, appunto, annegato ma non nel vino bianco come la ricetta originale: il sapore più vigoroso del maiale (e il fatto di averne una mezza bottiglia avanzata dalla sera prima) ci ha suggerito un vino rosso abbasanza corposo. Così nella successiva cottura lenta, circa un’oretta, oltre a glassarsi come nella ricetta originale ha preso un bel colore bruno all’ esterno.

Nel frattempo bollivano le patate, che poi sono state fatte saltare nel fondo di cottura dell’ arrosto (gras de rost, in milanese, significa anche persona pedante e difficile da digerire, e questo vorrà pur dire qualcosa…).
Così, messe in forma le patate, ci abbiamo adagiato sopra le fettine del nostro filetto e, in cima come la classica ciliegina sulla torta, una ciliegina di mostarda, che una volta consideravo cibo tipicamente da papà e che, in effetti, da quando papà lo sono diventato davvero, ha iniziato a piacermi.
Schermata 03-2456729 alle 21.06.03Ma di questo parleremo un’altra volta, dopo aver fatto piangere i bambini con una perfida vignetta su una delle loro beniamine che a me, invece, sta cordialmente antipatica a causa del suo muso che mi ricorda… No, non ve lo dico. ma pensateci la prossima volta che vi capita di andare in un bagno pubblico e vedere i disegni sulle pareti.