Non mimose, ma anelli di pasta ripieni.

Non mimose, ma anelli di pasta ripieni.
Non mimose, ma anelli di pasta ripieni. 5 1 Anonymous

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E così è passata un’alatra giornata della donna. Confesso che ho provato a resistere, ma alla fine qualcosa di giallo alle mie signore l’ho preparato: al centro di questo menu, che prevedeva come aperitivo le uova alle bella rosin che vedete qui sotto, c’erano gli anelli di pasta ripieni, per i quali mi sono ispirato a due chef conosciuti durante questi mesi di esperienza con i blogger di Cucinare Meglio, Tiziana Stefanelli incontrata grazie a Star e Ale Borghese visto all’evento Danone.

Ispirandosi ai loro piatti realizzati con la calamarata di Gragnano, che però non ho trovato, ho realizzato questo primo piatto in giallo, semplice semplice (insomma, non proprio ma non mi piace far pesare le cose).

Così ho preso un paio di filetti di platessa, con tutta la pelle per avere un po’ di collagene per tenere insieme quello che sarà il ripieno della nostra pasta, e li ho fatti bollire con una patata.

Una volta lessate, le ho scolate e poi frullate con un po’ di latte e una bustina di zafferano.

Mentre bolliva la pasta, ho fatto saltare in pentola una manciata di erbette con uno spicchio di aglio, cui poi ho aggiunto quattro cucchiai di yogurt bianco in cui ho fatto sciogliere due cucchiaini di una piccante miscela tandoori e ho frullato il tutto per metterlo a specchio sul fondo del piatto, dove poi ho messo la pasta riempita con il composto di patate e platessa.

Per amplificare l’ “effetto mimosa” ho grattugiato su tutto un po’ di tuorlo d’uovo molot, ma molto sodo (cottura almeno quindici minuti, come si fa con le tradizionali “uova alla bella Rosin” tipiche del Piemonte.

E buon appetito, anche dopo l’8 marzo

 

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